
Il rumoroso incidere dei passi
tra folla festante e maschere di provincia
mi rende fuoriposto.
Sono un peccatore solitario
che vive in un mondo onirico
dove realtà e finzione coincidono
butto lo sguardo distratto
a voi Signori della corte
alle vostre vite perfette
non cerco clemenza.
Il mio essere imperfetto
fragile, distante, malinconico, mi rende
un cane sciolto, senza catene, ai vostri occhi con troppe catene, o forse peggio infastidisce.
Tra serio ed effimero
forma e sostanza
sto in un mondo di mezzo
In cui il tumulto
del mio cuore è nascosto
le cicatrici invisibili, il mio egoismo senza difese.
Commetto errori,
in fila disordinata,
so chiedere scusa
perdonare,
la mia maledizione
è l’incapacità di dimenticare.
Il confino
dei 21 grammi è il mio argine,
vi annego silenziosamente.
Raggiunto il limite, solitamente, riemergo,
su strade nuove da cui non torno indietro,
è il mio modo di punirmi.
Ritorno ciclicamente alla spiaggia dell’inglese,
(In cui conobbi rari sprazzi di felicità)
alla ricerca di un ritmo balbuziente
che s’interromperà naturalmente.
Sono ( l’ho già scritto) fuori posto,
il cinismo folgorante
mi inibisce,
quasi quanto il ballo,
nonostante un’empatia naturale
che fatico a contenere.
Vorrei cambiare, non riesco,
stanco di preoccuparmi degli altri,
dei sensi di colpa, degli abbandoni.
La mia ombra fedele è l’unica
che mi capisce, non pretende nulla, e resta a tenermi compagnia,
nei giorni di pioggia.
Accetto la vostra condanna,
e ringrazio con un inchino
coloro che ci sono, ci sono stati,
forse ci saranno ma, confesso,
che più del vostro opaco giudizio, della morte,
della solitudine, della mia innegabile colpevolezza, temo l’immortalità
della mia anima,
FC – Trasparenze 2021
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