Taxi driver – Appunti di viaggio ( dai miei racconti brevi ed altre amenità)
Josè Velasco, probabilmente il più grande allenatore di tutti i tempi, ha la capacità di far sembrare semplice quanto più difficile c’è: Vincere, parimenti accettare la sconfitta ed imparare.
Una delle sue lezioni più importanti è quella sugli schiacciatori.
“Lo schiacciatore, non parla dell’alzata, la risolve e schiaccia.”
Sembra banale, non lo è.
Lo schiacciatore è portato a lamentarsi con l’alzatore, in merito all’alzata.
Accade nella vita di tutti i giorni, tendiamo a dare la colpa di qualcosa, a qualcuno, al destino, invece di essere concentrati su quanto è utile fare.
Se perdiamo, ( fa parte della vita) qualcosa, qualcuno, anziché pensare ai nostri errori, pensiamo che vi sia una congiuntura astrale sfavorevole, colpevolizziamo gli altri, raramente facciamo obiettiva autocritica.
La vita è costellata da perdite, materiali, affettive, alcune probabilmente evitabili se solo facessimo più attenzione.
La maggior parte delle persone che ama od ha amato qualcuno, conosce il dolore della perdita, eppure, a mio parere, questo dolore, è piccolo rispetto all’arido deserto di chi “evita” l’amore.
Sono persuaso che, se portassimo più amore,( inteso nel senso più ampio possibile) la cui mancanza è parte del motivo dell’ epoca che viviamo, in cui uno spot televisivo sembra più “educativo” di un romanzo di Calvino, anche nei piccoli gesti quotidiani, potremmo affrontare con più leggerezza il peso di questi anni.
Ma è vero che se si fa fioca la luce della cultura, amare il prossimo è anche questo, allenare la propria sensibilità ad una coscienza civica globale, che non ci fa temere le diversità, anzi stimola al confronto e non ad armarsi, i nani sembrano giganti.
La conseguenza è questo vivere senza sorrisi, pieni di timore sul domani, nella terra di mezzo.
Rientrando a casa, dopo essere stato dal “Cugino”, con una persona a me molto cara, ho visto una vecchia locandina di un circo, ho pensato a quanto Noi siamo “Il circo”, avanspettacolo di provincia, con svariati e goffi tentativi di metterci in mostra o nasconderci.
La ricerca angosciante del divertimento, dello stordirsi, la difficoltà a stare da soli sono il sintomo del nostro decadere.
Siamo giudici infallibili ma, abbiamo difficoltà ad essere migliori di quelli che giudichiamo.
La riflessione si è spinta oltre, portandomi a pensare che l’uomo è sicuramente il più feroce tra gli animali, arriva a godere della sofferenza delle altre creature, dei propri simili, ne fa spettacolo.
Eppure siamo dotati di sentimenti così potenti che potrebbero certamente consentire di cambiare, basterebbe averne il coraggio.
Vi è una sottile linea rossa che divide il perdersi dal ritrovarsi, nessuno può essere salvato se non vuole, e tutti insieme bisogna avere sufficiente volontà per provare a salvare questo mondo alla deriva.
Magari potremmo iniziare non valutando una persona dalla sua “ricchezza” ma, da ciò che è, ciò che fa.
Anatole France ha scritto :
“Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, perchè ciò che lasciamo dietro è una parte di noi.
Dobbiamo morire in una vita prima di poter entrare in un’altra.”
Il geco vicino alla luce che illumina il balcone, è immobile, in attesa di una possibile preda, non sa quanto tempo dovrà aspettare, fa esercizio di pazienza, pensa chi mi stia appesantendo, probabilmente ha ragione.
Chiudo l’Ipod mentre suona: Love Reign O’er Me degli Who.
Il grande poeta Gregory Corso, diceva : “il potere è stare all’angolo di una strada e non aspettare nessuno”.
Accendo la Tv, la notte è ancora giovane per me, ho voglia di rivedere il capolavoro di Scorsese : Taxi driver e riascoltare il profetico monologo di Travis Bickle ( ancora la settima arte e De Niro) :
“Vengono fuori gli animali più strani, la notte: puttane, sfruttatori, mendicanti, drogati, spacciatori di droga, ladri, scippatori. Un giorno o l’altro verrà un altro diluvio universale e ripulirà le strade una volta per sempre… Io vado per tutta la città, lavoro al Bronx, Brooklyn, lavoro anche a Harlem, che è pieno di negri, io me ne frego del colore della pelle ma certi ci badano, certi miei colleghi i negri non li portano, per me non fa nessuna differenza.”
Una bella lezione, in una sera in cui tenerezza e perdita sono una ruvida compagnia.
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