Silenzio ( Racconto breve)

Silenzio ( dai miei appunti brevi ed altre amenità)

La notte scende avvolgente, ovunque ti trovi, ai confini del mondo, piuttosto che a Manhattan, è un pastoso nero di inchiostro, che si insinua in ogni spigolo, angolo.

Avanza il buio, fievolmente combattuto da fioche luci di strada, faretti alogeni, lampade, accessori vari.

Ad una certa ora, cala anche il silenzio, che a tratti sembra irreale, maldestramente interrotto, dal miagolare di un gatto, lo stridio dei colombi, un clacson, una sirena, la voce di un ragazzo ubriaco che urla per strada.

In questo confine alcuni pensieri prendono forma, la perdita diventa più dolorosa, le assenze sono mancanza.

La fragilità del nostro andare per queste valli, monti, città, spiagge è palpabile, inseguita dai ricordi.

Intensi attimi di infelicità che si accatastano gli uni sugli altri a coprire le gioie vissute, gli orgasmi, i meravigliosi luoghi visitati, tutto svanisce in un nulla cosmico.

Ci sarebbe bisogno di riavvolgere la bobina del tempo.

Accade di riguardare il piccolo film della propria vita, fotogramma per fotogramma, ed assale il desiderio di voler girare alcune scene nuovamente, diversamente, avere un’altra occasione.

La storia è fatta di decisioni, scelte, intuito, fallimenti, errori, successi, di un bacio dato o non dato.

Non puoi raggiungere l’orizzonte, attraversare l’invisibile frontiera del tempo, i passi fatti sono perduti andati, hanno lasciato una sbiadita orma, che presto sarà cancellata.

La natura ci ha donato un cervello per pensare, un cuore per amare, un’anima per sentire, tralascio il resto che è puro istinto animale, il lupo cacciatore e la preda.

Che poi in tutta questa modernità la costante resta la competizione tra lupi, femmine o maschi che siano.

Molto gira intorno alla sopraffazione, alla furbizia ed alla disperata ricerca di colmare la solitudine, riempire il vuoto ed il silenzio.

A volte ci riesce la tenerezza, una mano che ti accarezza, un abbraccio, uno sguardo carico di attenzione.

Frammenti che leniscono le ferite, le cicatrici, gli abbandoni.

Viviamo di non vita, intramezzata da spasmi di euforia orgiastica, intensa, breve.

La nostra penitenza è l’innocenza perduta, l’incapacità di essere sinceri, il castigo è l’essere qui, adesso, immersi fino al collo nei sussulti del respiro.

Ho bisogno di leggerezza, mi verso un po di rum, accendo un sigaro, chiamo un caro amico per dissertare su varie amenità.

All’alba tornerà la luce, scintillera’ il sole, torneremo ad essere i super eroi, con maschera e mantello, in attesa che ritorni il buio a ricordarci le nostre colpe, a tutti manca qualcosa, quanto meno delle risposte ma, pochi lo ammettono.

Resto fuori dal gregge è la mia scommessa, persa, sulla libertà ( finta).

Smetto di scrivere questi appunti di viaggio, perdita e tenerezza sono molto ingombranti stasera, le parole sono pietre scagliate controvento.

Mi rifugio in Lermontov :

Sulla strada esco solo.

“Nella nebbia è chiaro il cammino sassoso.

Calma è la notte.

Il deserto volge l’orecchio a Dio

E le stelle parlano tra loro.

Meraviglioso e solenne il cielo!

Dorme la terra in un azzurro nembo.

Cosa dunque mi turba e mi fa male?

Che cosa aspetto, che cosa rimpiango?

Nulla più aspetto dalla vita

E nulla rimpiango del passato,

cerco solo libertà e pace!

Vorrei abbandonarmi, addormentarmi!

Ma non nel freddo sonno della tomba.

Addormentarmi, con il cuore

Placato e il respiro sollevato.

E poi notte e dì sentire

La dolce voce dell’amore

Cantare carezzevole al mio orecchio

E sopra di me vedere sempre verde

Una bruna quercia piegarsi e stormire.”

Lascio spazio al silenzio.

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