Perdita e tenerezza – Da : Appunti di viaggio
Francesca, la mia vicina di casa ed amica, era ossessionata dall’idea dell’originalità, in presenza di più persone, parlava poco, preoccupata di sembrare banale, scontata.
Era bella, solare, molto timida, concentrata sul suo lavoro.
Credeva nelle coincidenze, nei fili del destino che si incrociano quando meno te l’aspetti ed in tutto ciò che di esoterico gira in questo mondo.
Si era laureata a pieni voti in medicina, specializzata in cardiologia, aveva lavorato e vissuto per un po di anni a Milano, poi il richiamo della sua terra l’aveva riportata a casa.
Una scelta coraggiosa, rispetto alle prospettive che aveva a Milano ma, il richiamo della Calabritudine era stato più forte.
Ogni tanto ne parlavamo, soprattutto, dopo che aveva provato le difficoltà del “ritorno”.
Avevamo letto la restanza di Vito Teti e discutevamo sul fatto che il restare non deve essere solo una scelta ma un diritto e questo diritto presuppone alcune condizioni necessarie.
Era rigorosa, nei ragionamenti, estremamente logica, quasi fosse una matematica che segue la sequenza di Fibonacci.
Condividevamo la passione per solitudine, musica, lettura e cinema.
Spesso ci perdevamo in iperbole poetiche disquisendo sul realismo terminale di Guido Oldani e su quanto ci siamo riempiti di oggetti e consuetudini inutili.
Parlavamo in modo leggero mai pesante, consapevoli di essere soltanto dei viandanti dilettanti che surfuvano tra libri, musica, cinema e ragionamenti più o meno complessi per riempire il vuoto dell’anima.
Entrambi colpiti da perdita e tenerezza, una costante nella vita.
Alcune sere, che decidevamo di trascorrere insieme, a cena, o al cinema, per schernirci ci chiamavamo reciprocamente perdita e tenerezza.
Il circolo che riavvolge il nastro del tempo, facendo coincidere alfa ed omega, si perde in strade tortuose, ti conduce d’improvviso nell’inaspettato ed a noi resta solo la scelta di come affrontare il percorso.
Così ogni mattina ci scrivevamo il diario del giorno ed alla sera, spesso, non sempre, facevamo il resoconto della giornata, era il nostro modo di rubare spazio alla solitudine senza intaccarla né complicarla.
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