Il grande freddo ( racconto breve)

Il grande freddo ( dai miei racconti brevi ed altre amenità)

L’autunno inizia a farsi spazio nel finire dell’arida stagione bianca.

L’acqua, come un pianto del cielo, a tratti, bagna la terra, arsa, sembra contenta, quasi allegra sotto le nuvole scure.

I primi riti delle foglie ingiallite e cadenti si inseguono con un ritmo accelerato, le giornate si accorciano, prendendo una forma più definita .

Tutto cambia, quasi non ci accorgiamo del capello bianco in più, della piccola ruga al lato della fronte, dell’arricciatura della pelle sotto gli occhi, di una nuova macchia scura sulla mano.

Giorgio mi chiede come sia trascorsa la vacanza al forte, con la solita curiosità vorrebbe conoscere chissà quali novità, gli spiego che non è accaduto nulla di trascendentale, è trascorsa pigramente tra spiaggia, amici, cibo e chiacchiere .

Seduti sul terrazzo, godiamo della prima serata in cui è necessario mettere un maglione, tra una parola ed una pausa ci assentiamo reciprocamente assorti in pensieri lontani.

Lo spicchio di luna, che fa capolino da dietro le nuvole, ha una capacità ipnotica, da qualche angolo della memoria, ripesco la visita che, anni fa, feci a San Leo, dove fu imprigionato Cagliostro, mago, stregone, capace di irretire con lo sguardo, non so per quale motivo ma, il fascino della magia resta sempre tale.

Discutiamo sui problemi dell’oggi e di quelli che verranno domani, presi da una stanchezza antica che invoglia all’apatia, al non voler far nulla, semplicemente essere liberi, per quanto si possa essere liberi in un mondo in catene.

Distrattamente, forse no, ragioniamo di donne, amore, sentimenti forti, amicizia, perdono, perdita e tenerezza.

La cosa più complicata è il perdono, badate bene, non di chi ci ha potuto ferire, volontariamente o meno, di noi stessi.

Delle vite deluse, dei sogni svaniti, dell’arsura dell’anima che la pioggia, per quanto abbondante, non riesce a placare.

Ci raccontiamo, per sorridere, per ricordare, esorcizzare in qualche modo dimenticare.

Gli chiedo qualcosa della “sua” estate, del viaggio, della Francia, del ritorno alla realtà che come sempre è complicato.

L’inizio e la fine di ogni cosa hanno qualcosa in comune, un incipit coordinato, sono come gli opposti, si sfiorano senza toccarsi.

Decidiamo di uscire a fare due passi, assaporare la pioggia che a tratti cade lentamente, quasi fosse anch’essa stanca.

Inevitabilmente il discorso cade su ricordi e sugli anni in cui fummo ragazzi, diventiamo nostalgici e retrospettivi roba da grande freddo, meraviglioso film, con uno straordinario William Hurt .

Dopo essere passato dal solito bar, per il rito dell’aperitivo della domenica sera, rientro a casa e mentre scrivo, riannodo il filo del discorso, gli amici servono anche a questo a riportare sul concreto quello che sembra sfuggirci.

Arrivano i primi fantasmi della notte, accompagnati da qualche demone burlone, non provo nemmeno a scacciarli, ho messo il pigiama dopo oltre tre mesi, ogni ulteriore energia sarebbe troppo.

Così il mio pensiero va alle tante persone che, per un motivo o per un altro, non sono più nella mia vita, ai tanti, troppi, cari amici che hanno concluso il loro cammino, a quelli che attraversano momenti difficili, di salute, lavoro, altro, e nella disperazione si trovano ad affrontare la solitudine del sentirsi piccoli davanti ai mostri.

A quanti hanno il coraggio di dire ciò che pensano, vivere rettamente, svelare debolezze, tenere bugie e lo fanno con l’innocenza di chi sa che può esistere una redenzione anche terrena .

A chi sbaglia, sa ammetterlo, a coloro che non sanno perdonarsi ed a chi avrebbe voluto dare un bacio, anche uno soltanto, e non ha avuto il coraggio, forse l’occasione.

Va alle anime belle, che soffiano nel vento notturno, inascoltate da giudici, soloni, pronti a scagliare la prima pietra, a vedere i piccoli vizi altrui, e non gli enormi difetti propri, a chi sa perdonare ingiustizie e cattiverie.

A Te dolce e delicata musa, dedico le splendide parole di Terzani :

“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.”

Prendo il cellulare, inizio la selezione, parto con i Supertramp, a seguire Frankie goes to Hollywood i Radiohead, e poi, poi vedremo.

La notte sa essere lunga.

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