Appunti di viaggio (7)

Rientrando a casa rifletto su come tutto sia complicato, a volte fin troppo banale, scontato.

L’inquietudine di vivere , il desiderio di conoscere il senso del nostro viaggio, il pieno ed il vuoto che ci portiamo dentro, la quotidianità con le sue miserie, gioie, dolori.

Non ho risposte.

Di fianco a me un’anziana coppia si tiene delicatamente per mano, ascolto il loro organizzare i cinquant’anni di matrimonio, osservo il fuoco negli occhi della donna mentre guarda con tenerezza il compagno di una vita, sembra malato.

Al mio lato una coppia di ragazzi, non avranno più di vent’anni, si accarezza, progetta il futuro parlando col Noi.

Entrambe le coppie, a dispetto dell’età s’ intendono con uno sguardo, parlano nel silenzio, con quella complicità che viene dal cuore.

Annullano ogni differenza in quella completezza del loro mondo, in quel semplice gesto di tenersi per mano, considerano tutto il resto irrilevante .

Penso che forse questa è la risposta, il dono , l’amore esclusivo che consente l’elevarsi sopra le banalità, le meschinità, l’inquietudine di vivere, la noia , la pigrizia, la tristezza, le piccole miserie, la fuggevolezza del nostro peggior tiranno che è il tempo .

Mentre mi appresto ad entrare nel portone, li guardo ancora una volta, sorrido perché anche loro mi guardano ma sento che non mi vedono.

Probabilmente la vita è tutta qui, il resto, per quanto interessante, è solo rumore di fondo, un assordante, vuoto, inutile rumore di fondo.

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